Donne che convivono da mesi, a volte da anni, con un dolore pelvico cronico, una sensazione di peso al basso ventre, fastidio durante i rapporti sessuali, oppure con varici vulvari o delle gambe che continuano a ripresentarsi nonostante interventi apparentemente ben eseguiti.
Spesso il percorso diagnostico è lungo. Si consultano ginecologi, urologi, gastroenterologi, ortopedici, fisiatri, senza riuscire a individuare una causa precisa. Eppure, in molti casi, il problema può avere un'origine ben definita: il sistema venoso della pelvi.
Quando il problema è nelle vene
La ricerca scientifica ha profondamente cambiato il modo di interpretare queste condizioni. Oggi sappiamo che i disordini venosi pelvici (Pelvic Venous Disorders, PeVD) rappresentano un insieme di patologie nelle quali il sangue fatica a risalire dalla pelvi verso il cuore. Le cause possono essere diverse:
- insufficienza delle vene ovariche;
- insufficienza delle vene pelviche interne;
- compressioni venose, come la sindrome di May-Thurner o la Nutcracker Syndrome;
- alterazioni anatomiche del drenaggio venoso.
Il risultato è sempre lo stesso: aumento della pressione venosa, dilatazione delle vene e comparsa di sintomi che spesso vengono attribuiti ad altre malattie.
Perché serve una collaborazione tra flebologo e ginecologo
Per molti anni queste pazienti sono rimaste «a metà strada» tra due specialità. Il ginecologo escludeva una patologia ginecologica. Il vascolare si occupava delle vene delle gambe. La pelvi rimaneva una sorta di terra di nessuno.
Da questa considerazione è nato il progetto PHLEBObgyn, sviluppato dalla collaborazione tra il Prof. Sergio Gianesini, presidente della Società Mondiale di Flebologia e Linfologia, e il Prof. Luca Gianaroli, ginecologo tra i massimi esperti a livello mondiale in medicina della riproduzione, con l'obiettivo di creare un percorso realmente multidisciplinare per la diagnosi e il trattamento dei disordini venosi pelvici.
L'idea è semplice: mettere insieme competenze diverse per comprendere un problema complesso. Perché una paziente non è «flebologica» o «ginecologica»: è una persona che merita una valutazione completa.
I sintomi da non sottovalutare
- dolore pelvico persistente da mesi;
- senso di peso nella pelvi che aumenta durante la giornata;
- peggioramento in posizione eretta;
- dolore durante o dopo i rapporti sessuali;
- dolore che aumenta nei giorni precedenti il ciclo mestruale;
- varici della vulva o del perineo;
- vene varicose degli arti inferiori che recidivano, soprattutto nella parte posteriore della coscia o in sedi insolite.
Questi sintomi non significano automaticamente che sia presente un disordine venoso pelvico, ma meritano un approfondimento specialistico.
La diagnosi oggi è molto più precisa
L'approccio moderno non si basa su un singolo esame. Parte dall'ascolto della paziente e dall'integrazione delle diverse competenze cliniche. Successivamente possono essere utilizzati:
- eco-color-Doppler venoso dedicato;
- ecografia transvaginale con studio del circolo venoso;
- angio-TC o angio-RM nei casi selezionati;
- flebografia qualora sia necessario pianificare un trattamento endovascolare.
L'obiettivo non è semplicemente trovare una vena dilatata, ma comprendere l'intera emodinamica della circolazione pelvica. Di più ancora: la collaborazione fra flebologia e ginecologia permette di non dimenticare la possibile diagnosi vascolare, ma allo stesso tempo di non trattare semplici dilatazioni venose che non sono segno immediato di patologia. Un'accurata diagnosi differenziale che escluda tutte le altre cause di dolenzia pelvica ginecologica è infatti doverosa eticamente e riportata dal documento istituzionale di raccomandazioni dedicate a questo contesto.
Terapie sempre meno invasive
Una volta identificata la causa, il trattamento viene personalizzato. A seconda della situazione possono essere indicati:
- modifiche dello stile di vita;
- terapie ginecologiche;
- terapia farmacologica;
- compressione elastica;
- embolizzazione delle vene patologiche mediante procedure mininvasive;
- trattamento delle eventuali compressioni venose.
Nella maggior parte dei casi non è necessaria una chirurgia tradizionale: le moderne tecniche endovascolari consentono di trattare molte pazienti attraverso piccoli accessi venosi con recuperi molto rapidi.
Guardare oltre il sintomo
Il dolore pelvico cronico non deve essere considerato «normale», né liquidato come un disturbo senza causa. La medicina moderna insegna che molte patologie richiedono un approccio multidisciplinare, e i disordini venosi pelvici ne rappresentano uno degli esempi più significativi.
Con questa visione il Prof. Gianesini e il Prof. Gianaroli hanno realizzato anche un format di congresso mondiale, il Le.G.athering World Congress — «gathering around the leg» gli specialisti dei vari settori, per un approccio olistico e appropriato alla salute della persona. Perché la risposta, a volte, non è cercare uno specialista in più, ma mettere gli specialisti a lavorare insieme.
